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Ai tempi degli antichi romani Gradus, nasce e si sviluppa come scalo marittimo del porto fluviale di Aquileia.
Dopo l’invasione di Attila con il conseguente saccheggio di Aquileia, per secoli, Grado si ritrovò isolata dalla terra ferma, con Aquileia ostile per via dello scippo della sede patriarcale.
Poi nel 1451 con la partenza del patriarca verso Venezia, Grado vive un momento storico difficile: abbandonata dalla chiesa, senza sbocchi commerciali con la terraferma, l’unica fonte di scambio e di sopravvivenza è la pesca.
Lunghi viaggi in mare per andare a barattare il pesce, lungo le coste dell’Istria, in cambio di un po’ di farina, olio, vino, sale, prodotti completamente assenti sul territorio, che non aveva un sistema di approvvigionamento idrico costante.
Fino al 1900, si beveva e si incamerava nelle apposite cisterne l’acqua piovana, solo dopo questa data, si scavò il pozzo artesiano che diede finalmente a Grado la possibilità di avere l’acqua potabile dal sottosuolo.
E’ in questo clima di stenti che nasce il piatto simbolo della cucina gradese, il Boreto a la Graisana.
Pochi erano i metodi di conservazione e di preparazione alimentare dell’epoca: la conservazione sotto sale ed al carpione, di tradizione veneziana conosciuto anche come saor, mentre i procedimenti si distinguevano alla griglia o in boreto, per quanto riguarda il pesce.
Nella tradizione gradese, nei tipici casoni della Laguna, troviamo anche una varietà di ricette a base di cacciagione da piuma, sempre ed immancabilmente accompagnate dalla polenta, perché la Laguna di Grado, grazie al microclima e alle migrazioni, offre da sempre, un’ampia scelta di volatili: dai germani reali alle arcase.
Tutto cambia con l’arrivo degli Austriaci alla fine del ‘700, ed il piccolo borgo di pescatori si trasforma in luogo di cura e soggiorno per la nobiltà astro-ungarica, come decretato dall’Imperatore Francesco Giuseppe nel 1892.
Questa nuova esperienza, porta a Grado parecchie persone di cultura che rimangono affascinate dalla naturalezza del paesaggio e dalla semplicità dei suoi abitanti.
Decidono così di sviluppare sull’isola alcune attività e prima fra tutte quella alberghiera.
I sapori mitteleuropei trovano posto nella cucina locale e le tradizioni dei dolci austriaci si sposano con i sapori semplici di Grado.
L’isola diventa luogo di un turismo elitario e l’aristocrazia Austriaca ne sposa la sua eleganza e qualità raffinata.
Da questa svolta economica nasce una nuova opportunità per un gruppo di gradesi che, grazie alle tradizioni familiari e al bagaglio personale custodito per secoli, intraprendono con passione l’arte del cucinare: l’isola forma i primi cuochi di professione che trovano lavoro durante le lunghi estati negli alberghi e negli stabilimenti balneari di Grado.
La grande svolta viene data intorno al 1920-25 dai due fratelli Pipan, che assieme ad una forte squadra di imprenditori, cuochi e addetti di sala, imbarcati presso le Grandi Compagnie di navigazione di Trieste, in particolare il Lloyd Adriatico triestino, girano il mondo e portano a Grado esperienze e prodotti innovativi.
Grado diventa culla di palati eccellenti e di grandi cuochi , mentre le mamme e i vecchi dell’isola contribuiscono alla valorizzazione dei cibi del mare, ma, dopo le importanti opere di bonifica di Fossalon, anche del territorio agricolo di Grado.
Negli anni più recenti (1960) emerge ancora un nuovo gruppo di cuochi, tra i quali Ettore Pigo e Vinicio Dovier, che approdano alla cucina moderna e alle esperienze di Grado affiancano nuovi legami con le tradizioni e le cucine dell’entroterra Friulano e delle terre montane dell’Alto Adige.
In questo percorso la cucina gradese di oggi ha rivisitato le sue ricette con nuove interpretazioni, ha introdotto nuove tecniche di cottura della cucina più sofisticata e attuale, rispettando i prodotti, i luoghi e la storia di un tempo, raccontati ancora oggi dai nostri veci.

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